Ucciso a Gravina il «paladino della legalità»
—Gianmario Leone, 11.3.2014 “Il Manifesto”
Bari. Pietro Capone, 49 anni, si batteva contro l'abusivismo
«Nel tempo si era fatto molto nemici». Questa la frase che ha accompagnato per tutta la giornata di ieri i commenti sull’omicidio di Pietro Capone, 49 anni, freddato con due colpi di pistola lunedì sera a Gravina di Puglia. Un uomo molto conosciuto a Gravina e non solo, Pietro, grazie alle sue battaglie a favore della legalità: i killer lo hanno aspettato sotto casa, nascosti nell’ombra. L’ultima denuncia presentata in Procura riguardava la vendita dei loculi del cimitero di Gravina in Puglia: sulle scrivanie dei pm baresi, negli ultimi 10 anni, Pietro aveva depositato decine di denunce, molte delle quali per abusivismo edilizio, che in alcuni casi avevano portato a sequestri penali. Le sue denunce — riferiscono fonti giudiziarie — «erano sempre precise e circostanziate». In procura a Bari la vittima era infatti un volto noto. Si aggirava spesso nei corridoi — raccontano in tribunale — in attesa di poter parlare con i pm titolari delle inchieste. Negli anni aveva denunciato numerose società edilizie ottenendo persino la revoca di permessi a costruire: ancora oggi pendono alcuni contenziosi con il Comune di Gravina, in merito a strade costruite sui terreni di proprietà della sua famiglia.
Pietro, per tutti «Pierino», la legge la conosceva bene: laureato in giurisprudenza, proprietario terriero e immobiliare, celibe, incensurato, aveva otto fratelli. E sono proprio i familiari i primi ad essere stati interrogati ieri mattina dagli investigatori (le indagini sono coordinate dal pm Fabio Buquicchio e dall’aggiunto Anna Maria Tosto), con i quali pare non fosse in ottimi rapporti per questioni d’eredità. Insieme a loro gli inquirenti hanno ascoltato un gruppo di persone a lui molto vicine e che spesso erano i «collaboratori» dell’attività di denuncia, per ricostruire le ultime settimane di Pietro e per fare luce su eventuali litigi o inimicizie sorte nell’ultimo periodo.
Al momento ignoto il movente dell’omicidio, anche per la mancanza di testimoni, nonostante l’episodio sia avvenuto in una zona interna e centrale del paese: non si trascura alcuna ipotesi, ma è chiaro che la pista più battuta è quella che porta alla battaglia civile condotta da sempre da Pietro. Viste anche le modalità del’omicidio: due i proiettili calibro 7.65 che lo hanno ucciso, anche se non è ancora chiaro se quello che lo ha colpito alla testa sia stato indirizzato al volto o alla nuca avendo attraversato il cranio: comunque sia, un’esecuzione in piena regola. Un aiuto potrebbe arrivare dai filmati dei sistemi di video sorveglianza privata e pubblica. L’omicidio di Pietro, come spesso avviene in questi casi, ha generato incredulità a Gravina di Puglia. «Quello che interpreto è un sentimento di sgomento», ha dichiarato Alessio Valente, sindaco Pd di Gravina. «Un delitto — ha aggiunto — brutale ed efferato: si tratta di un episodio dalle modalità inquietanti». Il sindaco ha però detto di non aver mai conosciuto di persona la vittima e riguardo ai presunti contenziosi con il Comune ha riferito di essere «a conoscenza di un esproprio disposto da passate amministrazioni che riguardò Capone e la sua famiglia».
Venerdì, intanto, su richiesta del sindaco, si terrà un incontro in prefettura, mentre questa mattina sarà affidato l’incarico per l’autopsia al medico legale Alessandro Dell’Erba.